Venticinque anni dopo. Genova 2001. Questo non è cinema.
A distanza di venticinque anni dal G8, tenuto a Genova nel luglio 2001, abbiamo deciso di ri-pubblicare nella sua integrità il fascicolo di Filmcritica che uscì a ridosso di quelle giornate, straordinarie e tragiche, con il titolo “Questo non è cinema”, interamente dedicato a quell’esperienza e dunque differente da qualsiasi altro numero della rivista, che fu – va ricordato – fortemente voluto e promosso da Edoardo Bruno, con il sostegno di tutta la redazione.
Se si dovesse definire in poche parole la differenza di Filmcritica da qualsiasi altra rivista di cinema, basterebbe ritornare a quel numero fuori serie, che venne presentato a Venezia durante la Mostra del Cinema di quell’anno, un gesto di apertura inatteso da parte della Biennale, che si era tenuta a prudente distanza “istituzionale” da testimonianze scomode; il montaggio delle immagini girate al G8 curato da Indymedia, fu infatti mostrato fuori dalla cornice ufficiale del Festival, in una proiezione libera e improvvisata su uno schermo “da campo” montato nei pressi del Palazzo del Cinema, sul lungomare del Lido.
In “Questo non è cinema” sono raccolti gli scritti di quei redattori di Filmcritica che avevano personalmente partecipato alle manifestazioni di luglio a Genova, con un’introduzione di Edoardo Bruno, una riflessione di Fausto Bertinotti, allora segretario di Rifondazione Comunista, l’unico partito dichiaratamente schierato dalla parte dei movimenti e sceso in piazza con loro, e un intervento di Alessandro Cappabianca, – uno dei figli aveva preso parte a quelle giornate straordinarie, partecipate e durissime, tragicamente culminate nella morte di Carlo Giuliani.
Oggi, venticinque anni dopo, il mondo è radicalmente cambiato, di certo non in meglio, l’ombra feroce della guerra, delle guerre, dopo l’11 settembre 2001, ha guadagnato sempre più spazio e consensi, penetrando – come idea e come realtà – nei confini dell’Europa, in Medio Oriente, in Africa, e oltre, eppure quel senso vivo di partecipazione di massa, quel calore di lotta condivisa, animata dalla speranza e dalla visione di un mondo diverso, ancora possibile, non se ne è mai andato. E’ questo, nonostante il dolore e la rabbia per le tante sconfitte attraversate, il grande lascito delle giornate di luglio del 2001 a Genova. Una memoria non celebrativa ma concretamente viva, il desiderio di una vita diversa, possibile, per tutte e tutti, in un orizzonte comune di pace e non di guerra, che, come ripeteva sempre Lidia Menapace, femminista, pacifista, che da giovanissima staffetta partigiana la guerra l’aveva conosciuta, va scaraventata per sempre fuori dalla Storia.
In Piazza Alimonda, a Genova, il 20 luglio 2026, a ricordare la morte di Carlo Giuliani, e a stringersi in silenzio intorno alla sua famiglia, alle 17.27, nell’ora in cui era partito il colpo dal defender dei carabinieri che avrebbe ucciso Carlo, c’erano tante persone, molte di quelle che erano lì nel 2001, ma anche molti giovani, che nel 2001 non erano neppure nati, ma che non si vogliono rassegnare a questo assetto violento del mondo e continuano a sognarne uno diverso. Davanti alla scala della chiesa di piazza Alimonda, era stato disteso un grande striscione bianco con i nomi dei 18.000 bambini e bambine morti a Gaza ad opera di Israele, a indicare che la lotta contro l’ingiustizia, la sopraffazione e il diritto del più forte può e deve continuare, anche oggi, a partire da Genova e da quella memoria fatta non solo di dolore ma di passione politica, di impegno e di fiducia che un altro assetto del mondo sia ancora possibile, se lo si vuole, perché, diversamente, di guerra in guerra, ne andrà della sopravvivenza umana su questo pianeta.
(d.t.)
